Il blog sul mondo che verrà
E' con immenso onore che Futuroprossimo apre la sua serie di interviste
con il Dottor Riccardo Campa, un esperto mondiale di
Transumanesimo.Riccardo Campa è professore associato di sociologia
all'Università di Cracovia: Insegna sociologia della scienza e della
tecnologia, filosofia delle scienze sociali, sociologia e psicologia del
terrorismo. E' ciò che si dice una mente aperta:Dottore di ricerca in
filosofia delle scienze sociali, dottore in filosofia, dottore in scienze
politiche, tenente cpl della guardia di finanza, giornalista
professionista, perito elettronico. Ha finora pubblicato due saggi,
/Epistemological Dimensions of Robert Merton's Sociology/ (Torun
University Press, 2001) e /Il filosofo è nudo (Marszalek, 2001)/. Ex
presidente del Circolo dei Prometeici, è tra i fondatori dell'Associazione
Italiana Transumanisti: Da Gennaio è Direttore dell'Associazione
Mondiale dei Transumanisti: vi resterà in carica fino al 2008.
Sono state elaborate diverse
definizioni di questo termine. In rete, è possibile reperire quella del
filosofo Max More, leader degli extropians, o quella ufficiale della World
Transhumanist Association.
La definizione alla quale sono maggiormente
affezionato è, tuttavia, quella che io stesso ho formulato per un’enciclopedia.
La riporto interamente: «Il termine “transumanesimo” indica una dottrina
filosofica appartenente alla famiglia delle ideologie progressiste. Gli
intellettuali transumanisti elaborano, studiano o promuovono le tecnologie
finalizzate al superamento dei limiti umani. Analizzano i trend, le dimensioni
psicologiche, le implicazioni etiche e l’impatto sociale di tali tecnologie,
ponendo in luce soprattutto gli aspetti positivi dello sviluppo scientifico, ma
senza sottovalutarne i potenziali pericoli. Con lo stesso termine si indica il
movimento intellettuale e culturale che, facendo riferimento a tale filosofia,
ritiene possibile e desiderabile l’alterazione in senso migliorativo della
condizione umana. Per “miglioramento” si intende la limitazione e,
possibilmente, l’eliminazione di fenomeni o processi naturali come
l’invecchiamento, la malattia e la morte, nonché l’aumento delle capacità
intellettuali, fisiche e psicologiche dell’uomo». Le altre definizioni cui ho
accennato sopra differiscono leggermente dalla mia, ma il significato
complessivo è più o meno lo stesso.
Lei mi fa una domanda che mi
giunge particolarmente gradita. Il mio interessamento al transumanesimo nasce
proprio dal fatto che questo campo di studi attribuisce nuova importanza alle
domande classiche della filosofia, perché l’ultimo quesito è strettamente
legato agli altri. La domanda “Cosa sto diventando?” non può essere posta senza
chiedersi nel contempo “Chi sono?”. E’ una domanda che troviamo sui libri di
scuola, ma quante persone si interrogano seriamente sul tema dell’identità e
dell’essenza? E quante invece vivono in uno stato di quasi inconsapevolezza?
Molti fanno quello che gli altri fanno o che è loro chiesto di fare, senza
porsi troppe domande. Ma se entrano in scena, nella vita di tutti i giorni,
tecnologie che modificano il corpo e la mente dell’uomo, la domanda diventa
ineludibile anche per chi non è filosofo di professione.
Le tecniche di procreazione
assistita e le macchine che prolungano la vita (alimentazione artificiale,
macchina cuore-polmoni) impongono già una riflessione sui concetti di “vita” e
di “morte”. Concetti che prima parevano ovvi, oggi sono problematici. Stiamo
iniziando a rimpiazzare i nostri organi con protesi artificiali e, sempre più
spesso, modifichiamo il nostro stato psichico o umore assumendo sostanze
chimiche, pillole. Nel film “L’uomo bicentenario” di Chris Columbus, che trae
ispirazione da un libro di Asimov, ci si chiede quanta sostanza organica
dobbiamo implementare in un robot, affinché possa essere dichiarato uomo. Noi
saremo sempre più assillati anche dalla domanda esattamente speculare: quanti
impianti cibernetici un uomo deve avere, perché possa essere dichiarato una
macchina? E la domanda che segue logicamente è sui diritti civili: data questa
simbiosi tra uomo e macchina, tra biologico e meccanico, tra naturale e
artificiale, possiamo negare alle macchine coscienti i diritti che
rivendichiamo per noi stessi?
Il transumanesimo ha dunque il
grande merito di riportare nell’orizzonte del quotidiano le domande della
filosofia, soprattutto quelle che riguardano la nostra ontologia. Se io mi
indentifico con il mio pensiero, se riconosco che un certo stato psichico-umorale
influenza il mio modo di pensare, se so che assumendo sostanze chimiche posso
modificare il mio stato psichico-umorale, la conseguenza di tutte queste
premesse è che, assumendo anche una semplice pastiglia, io modifico me stesso.
In realtà non c’è niente di nuovo sotto il sole, perché l’uomo modifica
artificialmente il proprio corpo e la propria mente da millenni. Assumere vino,
caffè, tabacco, tè, camomilla e altre sostanze eccitanti o calmanti è un modo
per cambiare artificialmente i propri stati di pensiero, quindi se stessi.
Torno allora alla domanda… Cosa
stiamo diventando? Premesso che un futurologo non è un profeta, ma un
intellettuale che studia i trend e cerca di delineare possibili scenari futuri,
mi sento di poter dire che il paradigma cibernetico farà il suo gioco prima del
paradigma eugenetico. Mi spiego meglio. Anche se avremo presto le tecnologie
per modificare geneticamente noi stessi e i nostri figli, non credo che lo
faremo subito in modo massivo, perché troppo vicino è l’orrore dell’eugenetica
nazista. Anche se l’eugenetica liberale è tutt’altra cosa, perché lascia
all’individuo la libertà di decidere per se stesso e quindi non apre le porte
all’omologazione, ma alla differenziazione, rimangono resistenze politiche e
psicologiche difficili da superare. Credo quindi che le modifiche più evidenti,
nella prima fase, saranno legate al processo di “cyborghizzazione”. Solo
successivamente, quando ci renderemo conto che la differenza è solo di metodo,
interverremo direttamente sulla nostra genetica. E’ per questa ragione che
ritengo l’attuale dibattito bioetico, in buona misura, fuori bersaglio.
Servirebbe una rivoluzione
culturale. Dovremmo riformare la cultura a partire dalle scuole. La maggior
parte della letteratura che propiniamo ai nostri scolari e studenti è
passatista, nostalgica, luddista. Nei manuali di letteratura c’è solo un
capitolo sui futuristi, che vengono tra l’altro presentati come dei pazzoidi in
odore di fascismo, il resto è glorificazione poetica dei prati in fiore e del
passato.
La verità è che la scuola italiana è stata impostata in questo modo
dal vero ideologo del fascismo, che fu Giovanni Gentile e che ebbe ben poco in
comune con i futuristi. Ma dobbiamo avere il coraggio di cambiare. Dobbiamo
cambiare, perché la società diventa sempre più globale e tecnologicamente
avanzata, mentre la nostra scuola produce cittadini passatisti, luddisti,
tecnofobi. Il che significa che la nostra scuola produce degli individui
destinati all’infelicità. Non dico che dobbiamo infarcirli di ideologia
positivista per farli sentire perfettamente integrati, ma diamo loro almeno una
educazione equilibrata, affinché poi possano scegliere. Se fossi ministro della
pubblica istruzione, metterei nei piani di studio molta più letteratura
dell’immaginario tecnologico (quella che volgarmente chiamiamo fantascienza) e
molto meno Pascoli o Manzoni. Il fatto stesso che quasi tutti gli intellettuali
italiani considerino la fantascienza una letteratura di serie B o addirittura
una “non cultura”, è indice del loro sfasamento con la storia. Loro vanno da
una parte, mentre il mondo va dall’altra.
La nanotecnologia, ossia la
costruzione di dispositivi e robot microscopici, anzi nanoscopici, potrebbe
aiutare a risolvere il problema. Una legione di nanobots potrebbe essere
spedita dentro il cervello umano con il compito di comprenderne la struttura e
ricostruirne l’architettura. Molte speranze sono riposte nella nanotecnologia
anche per quanto riguarda la sospensione crionica, un processo conosciuto a
livello popolare come “ibernazione”. La crionica è un’alternativa al
seppellimento o alla cremazione. Un migliaio di persone si è prenotata per
questo trattamento dopo il decesso e diverse decine sono già conservate a
bassissime temperature. Si stanno facendo moltissimi esperimenti nel campo, con
ottimi risultati. Sono stati ibernati e risvegliati topi, cani e maiali. Il
problema è che le persone ora morte non devono soltanto essere risvegliate, ma
anche “aggiustate” e resuscitate. E non c’è nessuna garanzia che questo sia
possibile. D’altronde, l’alternativa è la putrefazione, e perciò per alcuni
vale comunque la pena di tentare. Ma è proprio la nanotecnologia ad accendere
le speranze, perché ─ per quanto sofisticato possa essere il procedimento
crionico ora adottato ─ le cellule del cervello subiscono comunque un
danneggiamento a causa della cristallizzazione. I nanobots potrebbero riparare
le connessioni ed i neuroni uno ad uno.
La Singolarità è il momento in
cui l’intelligenza delle macchine, o degli ibridi uomo-macchina, supererà il
livello di intelligenza umana. A questo punto è difficile fare previsioni su
cosa potrà accadere, giacché quelle entità (che potremmo essere noi stessi
trasformati o implementati) vedranno il mondo con occhi diversi. Quando ciò
avverrà? Sulla base di certe estrapolazioni dalla legge di Moore, che descrive
come esponenziale la crescita di potenza delle macchine pensanti, alcuni
futurologi fissano la Singolarità intorno alla metà di questo secolo. Kurzweil
addirittura prima. Noi, dunque, potremmo esserci.
Noi stiamo andando speditamente
nella direzione della Singolarità. Il destino sembra già scritto. A prima
vista, basterebbe quindi garantire il libero pensiero, la democrazia e
l’economia di mercato, per ottenere il risultato. Perché, per quanto i nostri
avversari stiano cercando di demonizzarci e presentarci come un movimento
bizzarro o pericoloso, in realtà noi stiamo dicendo le cose più ragionevoli del
mondo. Statisticamente parlando, quanti vorrebbero essere sani, belli, forti,
longevi, sereni e intelligenti e quanti desiderano invece essere malati,
brutti, deboli, mortali, sofferenti e stupidi? Qualsiasi persona di buon senso
riconosce che è proprio chi sostiene la seconda lista di “valori” che è
irragionevole. Chi si oppone al miglioramento o è un fanatico superstizioso, oppure
è una persona che teme di essere tagliata fuori dal processo e quindi mette le
mani avanti. E’ la solita storia della volpe e l’uva. L’uva è acerba perché non
ci arrivo. Con gli anti-transumanisti del primo caso, ovvero i “fanatici”, non
c’è molto da fare, perché alla base del problema c’è un’incompatibilità
insanabile delle rispettive visioni del mondo. Spero soltanto che riusciremo a
convivere pacificamente, pur con stili di vita diversi.
Per quanto riguarda il gruppo
delle “volpi”, invece, la situazione cambierà quando si accorgeranno che le
nuove tecniche sono a portata di mano. Quelli che giuravano di odiare il
telefonino e il computer, perché era uno status symbol, ora non possono farne a
meno. In realtà, lo volevano sin dall’inizio, ma non volevano ammetterlo,
neppure a se stessi. Quindi, per convincere le “volpi”, dobbiamo pensare ad un
intervento di politica economica, affinché l’evoluzione avvenga in modo
armonico, pacifico ed equilibrato. La mia preoccupazione non è tanto per quelle
persone che vogliono rimanere umane e che hanno tutto il diritto di restare
come sono, ma per quelle che vorrebbero modificarsi per ringiovanire, vivere
più a lungo, acquisire nuovi poteri fisici e mentali, ma saranno escluse per
ragioni economiche. Io credo che, se vogliamo evitare disordini e conflitti,
dobbiamo garantire l’accesso alle nuove tecnologie al più alto numero di
persone possibile. Non so se la ricetta migliore sia il libero mercato dei
servizi (il capitalismo senza lacci e lacciuoli) o il servizio sociale a prezzo
politico (la socialdemocrazia), ma so che la ricetta più sbagliata è l’attuale
sistema italiano: il capitalismo feudale, con poche famiglie in posizione di
privilegio, assistite dallo Stato. In questo modo, il prezzo di molti servizi e
beni resta inaccessibile ad ampie fasce della popolazione. Ci sono moltissimi
cittadini italiani che non hanno ancora accesso alla banda larga. Se non
cambiamo, in futuro la situazione potrebbe deteriorarsi ulteriormente.
Le classi più abbienti devono
capire che un libero accesso alle tecnologie è anche un loro interesse. Già
provoca una situazione di tensione sociale il fatto che un cittadino abbia
automobili e abitazioni più lussuose del vicino. L’invidia è un sentimento
umano e il volere provocare invidia è un’altra miseria umana. Immaginiamoci
allora quando il signor Bianchi, ricco, modificherà il proprio organismo per
diventare immortale e il signor Rossi, povero, si vedrà condannato a morte per
il fatto di appartenere ad una classe sociale più debole. Non mi stupirei se
quest’ultimo, prima di trapassare, decidesse di portare con se il signor
Bianchi. E che peccato sarebbe perdere una vita potenzialmente illimitata!
Perciò serve sensibilità e lungimiranza. Qui in ballo non c’è semplicemente
avere la Ferrari piuttosto che la Punto, o una villa di lusso invece di un
monolocale. In ballo c’è il fatto di poter vivere in salute secoli, piuttosto
che poche decine di anni. Ho l’impressione che su questo non si rifletta
abbastanza e che le forze politiche ora in campo siano inadeguate ed
impreparate a gestire la transizione. Quindi, una prima cosa che non bisogna
fare è andare avanti come se non stesse succedendo nulla. La seconda cosa che
non si deve fare, perché controproducente, è cercare di bloccare il processo con
politiche proibizionistiche. In questo modo si ottiene soltanto la nascita di
un mercato nero che può arricchire solo le mafie. E poi finirebbe davvero male.
Ve lo immaginate un mondo in cui i poliziotti umani cercano di fermare una
criminalità organizzata composta da oltreumani?
Questa è una domanda che mette
davvero in difficoltà, perché si parla di tempi strettissimi e si rischia
quindi di rovinarsi la reputazione. Comunque, avendo già chiarito che un
futurologo non è un profeta, mi presto con piacere al gioco. Io vedo, entro
cinque anni, i primi robot domestici a prezzi accessibili nei supermercati. Non
sto pensando ad Andrew, il maggiordomo de “L’uomo bicentenario”. E’ troppo
presto. Penso piuttosto a macchine non umanoidi, con l’intelligenza di un
insetto o di un rettile, che sapranno fare soltanto le pulizie domestiche e
poco altro. Gli umanoidi esistono già a livello di prototipo, ma sono troppo
sofisticati e quindi costosi. Poi vedo i taxi volanti nelle grandi metropoli. I
prototipi esistono già e sono in corso le sperimentazioni. Credo, però, che li
vedremo volare a Londra e a New York, molto prima che a Roma o Milano. Ancora,
vedo schiere di giovani che, un po’ per gioco e un po’ per provocazione, si
innestano microchip sottopelle per controllare il proprio computer,
l’accensione della propria automobile o altri elettrodomestici. Diventerà una
moda, anche se questi microchip non cambieranno sensibilmente la vita delle
persone. Essere orgogliosamente cyborg sarà anche un modo per mostrare la
propria solidarietà alle persone disabili, che non debbono sentirsi meno umane
soltanto perché hanno un arto meccanico o un organo artificiale. Anzi, potranno
recuperare autostima, sentendosi più che umane. Poi, vedo una terapia molto più
efficace per il cancro, basata sull’uso delle nanocellule in luogo della
tradizionale chemioterapia. Sono fiducioso sul fatto che la nanotecnologia sarà
presto applicata in campo medico e adottata almeno dagli ospedali dei paesi più
avanzati. Infine, vorrei tanto ─ ma questa è una speranza più che una
previsione ─ vedere l’Italia rimettersi in moto e restare nel gruppo dei paesi
tecnologicamente e industrialmente avanzati. Abbiamo le capacità per farcela,
si tratta solo di volerlo.
Per anni sono stato un convinto comunista, un giorno su wikipedia lessi l'articolo sulle nanotecnologie e la mia convinzione vacillò.
2 mesi fa ho letto con grande piacere "La Preparazione" di Rex Stephens ed ho così definitivamente abbandonato ogni interesse per la politica.
Oggi ho finito di leggere "Motori Di Creazione" di Eric Drexler e La Singolarità Tecnologica" Di Vrnor Vinge e posso affermare che ritengo questi tre libri fin'ora menzionati i migliori che io abbia mai letto.
Oggi mi sono iscritto alla WTA Italia.
Quest'anno spero di riuscire a trovare una facoltà universitaria adeguata al campo di studi che mi affascina per potermici iscrivere: la Nanotecnologia
Mi auguro il meglio ::D
Che bella notizia che mi hai dato, comincio subito a pensare il futuro che vorrei...
Sarai contento di sapere allora che il prossimo mese si apre un concorso a premi su questo sito! Potrai scrivere come immagini il futuro e vincere un bel gadget.. meglio di così! :-)
Ps riguardo alla tua risposta, hai perfettamente ragione: la tecnologia ha il potere di portare bene e male... ma l'evoluzione no... abbiamo il diritto-dovere di pensare che un popolo più evoluto di 'post-umani' sia per paradosso ancora più 'umano' dei predecessori.
Quando i nostri limiti saranno superati, anche la nostra bontà prenderà il sopravvento: prendi queste parole per come vengono, te le dice comunque un ottimista! :-)
Un salutone!
Ti ringrazio io per la risposta. Sicuramente è vero, non ho considerato questi fattori, ma un'altra questione importante è: noi esseri umani, utilizzeremo davvero queste innovazioni per il nostro bene? Io nutro molte speranze a parer mio, ma la storia ci insegna che molte tecnologie importanti che ci avrebbero migliorato la vita sono state sfruttate per peggiorarcela, come gli esplosivi, l' energia atomica, e molto altro ancora... Si può pensare alla riluttanza che hanno certi governi ed istituzioni ad abbandonare il petrolio, aprendosi alle fonti alternative e rinnovabili ma questo è un'altro discorso, rischio di andare fuori tema...
P.s. mi appassiona molto discutere sul futuro dell' umanità :)
Caro Tony, posto che il Dottor Campa non può per forza di cose avere un contraddittorio (Insegna all'Università di Cracovia) posso soltanto 'ibernare' (permettimi il termine) le tue domande e girargliele in una eventuale seconda intervista.
A mio parere credo che, riguardo alla domanda n.1 verrebbe superato il concetto stesso di 'ricambio generazionale':è un concetto molto lato, che cambia continuamente..già adesso i 40 enni ed i 18enni sono quasi coetanei per effetto di una certa massificazione culturale.
Aldilà di tutte le terminologie, al punto 2) credo che la 'visione' che il Dottor Campa ha illustrato non si fermi all'aspetto sanitario, ma investa molti altri aspetti: una società evoluta al punto di sconfiggere la morte è naturalmente in grado di sconfiggere anzitutto la fame e la povertà, che sono i maggiori ostacoli alla proliferazione demografica nel mondo.
Considera dunque l'ultimo 'traguardo' come successivo ad altre tappe intermedie, e non come un 'boom' improvviso che si, come dici tu, avrebbe conseguenze imprevedibili.
Un saluto, grazie per la partecipazione e per aver letto l'intervista!!
Premetto che sono favorevole all' utilizzo di tecnologie per migliorare la qualità della vita umana, sicuramente grazie a queste tecnologie si potranno colonizzare luoghi avversi alla nostra esistenza, ma mi permetto di porre alcune domande per capire meglio la posizione del Dott. Campa.
1. Rendere la vita lunga anche molti secoli non rischia di annullare totalmente il ricambio generazionale?
2. Se invece a causa di questa longevità, le nascite e le morti vengano controllate o imposte? Come nel film "La Fug a Di Logan."
Volevo ringraziarti per l'intervista proposta nel tuo blog.
E' molto interessante. Credo che proporrò, se possibile, qualch commento nei prossimi giorni. Passata la Pasqua....
grazie
don paolo
alle 09:44
Tiziano
Buon giorno sarei interessato a sapere e mi farebbe piacere avere delle illustrazione dettagliate sull'argomento e capire: fino a che traguardi si spinge la conoscienza umana, se realizzare la possibile immettere un cervello umano in un robot-bionico, volevo solo verificare se quello che ho predetto nel 1998 si realizzerà.!! ciao e buona giornata!!