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Giu 0726

Laura Boffi: Vi renderò immortali

Pubblicato da Gianluca Riccio alle 01:41 in Interviste


La morte è il più grande mistero dopo quello della vita: nessuno è tornato indietro a svelarci cosa accade, nessuno ne sa nulla. La tecnologia lotta tutti i giorni per rallentare questo processo e farà sempre di tutto per trasformare questo evento in una 'malattia cronica'.

Nel futuro di genetica, scienza e tecnologie ci sono tra gli obiettivi quello di migliorare la vita di ognuno di noi, ma anche quello di allungarla a dismisura: concetti transumanisti come quello della 'singolarità' di Ray Kurzweil introducono scenari nei quali la morte verrà prima o poi sconfitta, sia sul piano psichico (trasferimento della nostra coscienza su macchine) sia su quello fisico (terapie per conservare il perfetto stato fisico virtualmente in eterno).

Cosa succederà fino ad allora?

Come sempre continueremo a soffrire quando un nostro amico, congiunto, caro verrà a mancare: ma la tecnologia ci potrebbe venire in aiuto conservando in qualche modo la possibilità di rimanere in contatto con chi non c'e' più.

Chi è Laura Boffi

Laura Boffi è laureata in Disegno Industriale presso il Politecnico di Torino e frequenta il master Man and Humanity alla Design Academy in Eindhoven, Paesi Bassi. Ha 26 anni ed è originaria di Frosinone. Ha concepito il progetto partendo da un sentimento personale, la paura di perdere la persona più cara che ha, sua nonna. Poi la curiosità nelle nuove tecnologie, su come poterle coniugare a bisogni umani ha fatto il resto.

Il nome del progetto 

"Having you in the hereafter" è il titolo del progetto, sviluppato a partire da Gennaio 2007 sotto il tema "Technology you love to hate", con il prof. Frans Parthesius.

Si basa sull'utilizzo di una particolare nanotecnologia chiamata Smart dust  al fine di  restituire la presenza delle persone defunte nella nostra vita quotidiana.

Sul sito del progetto Laura Boffi ha condotto interviste e test sulle persone. 

Cos'è la Smart Dust

La Smart dust (futuroprossimo ne ha già parlato) è stata sviluppata presso la Berkely University in California ed è supportata dall'agenzia di difesa statiunitense Darpa. Consiste in una rete di nano sensori di varie tipologie (temperatura, movimenti, campi elettromagnetici, etc), ciascuno di volume minore a 1mm cubo  , che possono comunicare tra loro e soprattutto riorganizzarsi tra loro.

Raccolgono dati dal mondo esterno e li comunicano ad un computer centrale che li elabora.

Il progetto in sè

Il progetto prevede l'impianto di Smart Dust nel corpo delle persone sin dalla nascita, attraverso la somministrazione di latte in polvere contenente i  nanosensori: Durante la vita questi raccolgono le informazioni relative alla persona e registrano dati di particolari esperienze con altra gente. Ad esempio, la smart dust è capace di registrare informazioni sia sulla nostra stretta di mano (morfologia) che sul momento in cui abbiamo preso un caffè con la persona X.

Alla nostra morte, la smart dust viene raccolta dal nostro corpo ed introdotta in dispositivi che elaborando i dati dei sensori ci restituiscono segnali in grado di farci sentire la presenza delle persone defunte nella nostra vita quotidiana: ad esempio un pigiama  con una tasca che assume la forma della stretta di mano della persona morta.

il 'cerotto celeste' 

Il progetto si conclude nel tentativo di stabilire un'estrema connessione fisica tra vivente e defunto. La contraddizione tra anima metafisica e corpo in decomposizione è ciò che più ha ispirato Laura in questo ultimo utilizzo della smart dust. La ricercatrice si è chiesta: "Può l'utilizzo della smart dust aiutarci a risolvere questa sorta di ossimoro e sollevarci durante il periodo di lutto? E' possibile continuare ad avere un rapporto "fisico" con la persona defunta?"

L'oggetto che ha sviluppato per rispondere a questa domanda è un cerotto comunicante con la smart dust all'interno del corpo del morto che rilascia ai parenti che lo indossano livelli differenziati di serotonina a seconda dello stato di decomposizione dell'estinto.

La teoria del lutto dell'antropologo Edgar Morin dice infatti che il lutto è strettamente legato allo stato di decomposizione del corpo nel tempo: più il corpo è integro, più soffriamo, più il corpo è decomposto, più superiamo il dolore.

Il cerotto ha la forma riconoscibilissima del rosario (strumento di preghiera cattolica) e si attiva quando giungendo le mani. Con questo gesto di "preghiera"  abbiamo sia conforto spirituale, metafisico, sia il supporto terapeutico dell'assunzione di serotonina come anti depressivo del lutto.

Alla fine, Having you in the hereafter potrebbe facilmente tradursi in un nuovo corredo di servizi funebri, o meglio un servizio per l'immortalità di cui ci serviamo direttamente fin dalla nascita. 

Il progetto è partito dalla religione cristiana visto il mio credo religioso, battezzata e poco praticante.

Il nesso con la religione ha dato al progetto una grande forza simbolica, ma allo stesso tempo lo preclude a tutti coloro che non professano il cristianesimo.

Come inizio, è stato più semplice per me adottare uno scenario cristiano, ha catalizzato la traduzione del mio concept in design, ma il progetto è tuttora aperto per uno sviluppo in ambito laico.

Gli stessi smart objects che dovrebbero essere le interfacce della comunicazione morto_vivente (la tasca che assume la morfologia della stretta di mano del defunto, ad esempio) sono concepite per un pubblico non credente.

Il problema etico sollevato era un proposito del progetto, generare un dibattito sociale. Perciò questa domanda rappresenta per me un obiettivo raggiunto.

Il problema dell'assunzione del latte in polvere per me è sullo stesso livello della nostra incoscienza nel momento in cui si viene battezzati.

I genitori decidono per il figlio se fornire la smart dust e quali sensori somministrargli. E' una domanda etica che lascia la scelta al singolo.

Non ho nessuna intenzione di fornire soluzioni, anzi... Lo scopo del progetto è catalizzare una reazione, brutta o buona, tra gli utenti. E a dire la verità, al fine del design, i responsi negativi sono più ben accetti dei positivi!

Dal mio punto di vista di “progettista”, credo che dalla tecnologia dovremmo augurarci l'introduzione di nuovi rituali, nuovi metodi di socializzare.

Una traduzione “umana” del nostro corredo sociologico e di cultura materiale.

Non vedo nulla di diverso tra l'introduzione della ruota ad esempio e l'avvento delle nanotecnologie.

Tutto sta alle scelte d'uso che la società ne farà e per questo ritengo the il design sia ampiamente responsabile nell'indirizzare tali scelte.

 

Note del vostro umile redattore:

l'umiltà, la dolcezza e l'abnegazione di questa ragazza sono piu' che un valore per la scienza. Sono un segno: un segno importante di come la vera passione per la vita umana travalica ogni simbolismo e ogni credo, per abbracciare l'universo.

Dopotutto, e Laura forse questo lo sa, è anche con idee come questa che si sconfigge in qualche modo la morte. 

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Premessa doverosa ma non scontata: ho sempre nutrito una sincera ammirazione verso coloro che, nella propria vita, si pongono obiettivi alti e non scontati. Detto questo, l’obiettivo che si è posta Laura Boffi, una giovane ricercatrice frusinate, è... [continua]

Commenti

1. antonio, Martedì 26 Giugno 2007 ore 07:29

Ho lavorato per un anno sulle smart dust e mai avevo letto una cavolata come questa :-) bisognerebbe avventurarsi un pò nelle problematiche dell'elettronica prima di fare un progetto campato in aria, ma forse son troppo cattivo

2. Tizio che adora il tuo sito, Martedì 26 Giugno 2007 ore 13:22

Secondo me sei troppo buono..... E poi non ci ho capito tanto, non mi convince.... Se un giorno mai avrò un figlio, una cosa del genere gliela darò solo se non saranno stati riscontrati effetti negativi, e la frase: "Non ho nessuna intenzione di fornire soluzioni, anzi... Lo scopo del progetto è catalizzare una reazione, brutta o buona, tra gli utenti. E a dire la verità, al fine del design, i responsi negativi sono più ben accetti dei positivi!" non mi convince per niente.... Quando si dice: "scienziato pazzo" io penso a persone come queste.... Non dico che sia impossibile, e nemmeno che lei sia una persona negativa ma.... Questa tecnologia che vo9glio mettere nei piccoli figli, mi sembra solo che possa creare problemi, e niente di più....... Inoltre, quel paragonamento con il battesimo non mi va giù, è sbagliato, chissà quanti effetti collaterali avrà... Voi sapete che il battesimo ha effetti collaterali?! =_= Non sò che altro dire, ma se mi venisse in mente scriverei il doppio di quello già scritto....XD

3. mtmura, Martedì 26 Giugno 2007 ore 21:27

Ot ho postato una tua notizia su okno se ci sei votala1

4. laura boffi, Venerdì 27 Luglio 2007 ore 09:28

salve,abbiamo o stesso nome e cognome,ma ho il doppio dei tuoi anni, anch'io sono affascinata dal tema della morte, o per meglio dire cosa ci sarà di là, ho una precisa opinione che prima o poi verificherò, certo che il tuo progetto è alto, ma credi sia una soluzione alla sofferenza quando qualcuno ci verrà a mancare?

Se vuoi rispondimi.grazie 

5. laura, Lunedì 13 Agosto 2007 ore 20:15

ciao laura, grazie per il post!

non credo sia la soluzione, credo solo che sia un possibile scenario che possa verificarsi nella realtà, grazie alle tecnologie. il punto sta proprio nel mettere di fronte le persone a tutti gli interrogativi che ne scaturiscono prima che si realizzi tale scenario.

grazie e ciao

laura

 

6. mm, Martedì 18 Dicembre 2007 ore 11:05

che pena!

7. Riccardo Cesti, Lunedì 10 Marzo 2008 ore 18:50

La fine dellla nostra cara umanità,è l'avvento dei cyborg.

Pultroppo non è mi è nuova per me seguendo il caso Morgellons.

Malattia screditata per lunghi anni per poi essere ammessa dalla comunita medico-scientifico come una sorta di nanomacchina composta da materiale inorganico resistente a più di 700 gradi centigradi.Un esperimento fatto sulle teste dei propri cittadini all'insaputa di tutto.L'era delle nano-macchine è alle porte e fanno esperimenti.Come?Ma dal cielo ovvio..

 

Voglio rimanere un'essere umano,non un robot,applica la tua preziosa inteligenza per un fine migliore.

Riccardo

8. claudio, Lunedì 19 Maggio 2008 ore 15:03

Tristissima notizia.

Molte persone hanno difficoltà ad accettare la morte di una persona cara; aiutano gli amici, i sacerdoti, e anche i ricordi; come ricordi credo però che funzionino più semplicemente ed economicamente una foto, un ciondolo, un piccolo oggetto. Soprattutto, l'aiuto deve servire a superare difficoltà, lasciando la parte positiva del ricordo e focalizzandosi sul presente e sul futuro: nuovi impegni, nuove relazioni.

La ossessione della perdita alimenta invece canali di sfruttamento, quali pseudo medium che assicurano - a pagamento - un contatto con l'aldilà, oppure la dipendenza da gruppi che pretendono di aiutare alimentando in relatà la sofferenza.

Non so come mi comporterei davanti ad una perdita grave: ma considerando che sono già morti diversi miliardi di esseri umani, e malgrado ciò la maggior parte delle persone ha continuato a vivere anche dopo gravi peridte, non me la sentirei mai di preparare i miei figli somministrando loro una sorta di "grande fratello" interno; penso che dovremmo prepararli con altri metodi, soprattutto di formazione condivisione su valori importanti.

Scusate la franchezza: mi sembra un follia.

9. flavio, Sabato 31 Maggio 2008 ore 00:28

ma perche si deve avere tanta paura di morire? come si fa a pensare di essere vicini ad una persona defunta in questo modo, quando una cosa finisce ne inizia un'altra, è la VITA, la morte fa parte della vita, ma figurati te se io voglio vivere in eterno con gente che non vede piu in la' del proprio naso e perde tempo a studiare una progetto del genere, e poi dicono che siamo esseri evoluti... mah... specializzati si, ma evoluti mi sa proprio di no, un futuro del genere se ci sarà, spero di non esserci in un mondo del genere. ciao 

10. tiziana, Venerdì 6 Giugno 2008 ore 18:49

bravo flavio, io ho avuto più volte esperienze pre-morte ora sono portatrice di un pacemaker e tali esperienze vissute mi inducono darti raggione.

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