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L'auto elettrica come un telefonino: ecco perchè Shai Agassi può farcela

Gianluca Riccio avatar Venerdì 29 Agosto 2008, 16:47 in Faranno la storia, Previsioni, amici del futuro, future cars di Gianluca Riccio

L'auto elettrica sarà la 'big next' dei prossimi anni: qualcosa di più che un semplice mezzo di locomozione, avrà lo stesso impatto sulla società e sui costumi dell'avvento dei telefonini. Sarà uno status symbol e si estenderà via via a tutte le classi sociali, ricordate?

La prima azienda a tirare fuori un'auto elettrica da concessionario 'dovrebbe essere' la General Motors con il suo modello Volt: è il colpo di coda di un'azienda che potrebbe risollevare le sue sorti o imboccare il viale del tramonto. Una scommessa importante.

La Tesla Motors invece punta sulle auto elettriche sportive.

Che problema c'è? Sembra tutto pronto, no?

E invece no: i problemi ci sono e rallentano un pò tutto, dall'autonomia delle batterie all'assenza di una vera e propria rete di stazioni per rifornire le auto.

La svolta, almeno dal punto di vista della rete di distribuzione, potrebbe venire dal progetto di Shai Agassi, tycoon visionario che, poco più di un anno fa, ha lasciato la Sap, sotto gli occhi vigili di Futuroprossimo (ne abbiamo parlato qui ) con un obiettivo ambizioso: creare un'infrastruttura di distribuzione dell'energia che consenta di fare con l'auto elettrica quello che avviene oggi con le compagnie di telefonia mobile, che non vendono l'apparecchio, ma il servizio e la relativa ricarica. Insomma l'auto gratis con un costo mensile, o con la formula 'ricaricabile'.

In pochi mesi Agassi ha convinto il governo di Israele (il presidente Shimon Peres crede ciecamente in lui), mentre anche la Danimarca sta pensando di scaricare l'elettricità prodotta dalle sue centrali eoliche nei veicoli della Better Place (letteralmente: un posto migliore), la società per il «trasporto verde» fondata dal giovane imprenditore (classe 1968).

Una splendida progressione

Poi Agassi ha messo insieme 200 milioni di dollari investiti nell'avventura da Idan Ofer, imprenditore dell'energia e dei trasporti, da due società di «venture capital» e dalla banca Morgan Stanley e ha trovato in Carlos Ghosn, il capo del gigante franco-giapponese dell'auto Renault-Nissan (lo abbiamo conosciuto insieme) , un imprenditore che, per nulla convinto che il futuro dell'auto sia nei modelli ibridi (tipo Toyota Prius), sta cercando qualcosa di diverso e innovativo.

Ghosn ha promesso ad Agassi di portare entro il 2011 sul mercato una vettura elettrica adatta al suo sistema di distribuzione, ma già nel prossimo inverno 50 prototipi Renault circoleranno per le strade di Israele dove, Better Place sta realizzando una rete di mille punti di rifornimento.

L'impresa di Agassi è decollata anche perché l'idea che è alla sua base ha convinto finanziatori, governi, partner automobilisti ma anche molti ingegneri e manager che hanno lasciato posti sicuri per tentare la nuova avventura senza nemmeno conoscere il «business plan» della società.

Divenuto ormai una celebrità — per gli analisti di Deutsche Bank il suo sistema rivoluzionerà l'industria dell'auto e potrebbe portare addirittura all'estinzione del motore a benzina —, la rivista tecnologica Wired gli ha dedicato l'ultima copertina, nella Silicon Valley lo considerano un pioniere come loro, salvo che lui parte fin dall'inizio con investimenti giganteschi — Agassi affronta ora la sfida più dura: quella del mercato americano.

Le sue missioni a Washington non hanno dato grandi frutti: i politici sono sensibili alle energie alternative che riducono la dipendenza Usa dal petrolio d'importazione, ma temono che la schiavitù della benzina sia sostituita da quella delle batterie, visto che l'America oggi non produce questo tipo di accumulatori.

Ma il buco nell'acqua a livello federale è compensato dall'attenzione dei sindaci che vogliono sperimentare il nuovo sistema di distribuzione dell'elettricità per queste vetture «pulite» a New York, a San Francisco e in alcune città del Michigan.

Shai può farcela: noi lo speriamo, e glielo auguriamo.

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31 Ago 2008
alle 05:29

Roberto Meetup

Anche io glielo e me lo auguro...

...ma davvero le banche lo permetteranno?

 

Sperem!

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