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Nanotubi di carbonio: riceviamo e pubblichiamo!

Gianluca Riccio avatar Martedì 23 Dicembre 2008, 13:55 in Medicina, Ricerche di Gianluca Riccio

Ecco ciò che succede a seguire percorsi già battuti da importanti testate nazionali: testone che sono, ogni volta che non mi scervello ad indagare meglio su nomi e situazioni mi trovo male.

Ragazzi, ci ha scritto Michele Giugliano, l' ITALIANISSIMO (e ci tiene a precisarlo!) ricercatore che ha partecipato agli studi sui nanotubi di carbonio collegati alle cellule nervose.

Ci premuriamo di annunciare, oltre al nome corretto del Dottor Giugliano e alla sua italianità della quale, se permettete, andiamo fieri, che la ricerca è stata condotta anche dalla Dr.ssa Laura Ballerini dell'Università di Trieste e dal Dottor Maurizio Prato (sempre Università di Trieste) cui va, secondo il modesto Michele, gran parte del merito per questa ricerca.

Carissimi, 

vi ringrazio per averci scritto e averci permesso di capire un pò di più, e a proposito di copertura: a questo punto chiedervi un'intervista vi pare troppo? Proverò in questi giorni a contattarvi per porvi qualche domanda via mail, alla quale potrete rispondere, se vorrete, nei ritagli di tempo dei vostri impegni.

Vi aspetto su queste pagine!

Un abbraccio,

Gianluca

 

 

(la notizia, per chi l'avesse persa)

Il gruppo di ricerca di cui fanno parte Giugliano, Ballerini e Prato ha collegato alle cellule nervose nanotubi di carbonio, aumentando l' eccitabilità neurale.

I nanotubi di carbonio hanno capacità di condurre elettricità e i neurologi hanno dimostrato che questi materiali possono formare «giunzioni strette», un po' come quelle naturali tra cellule, con le membrane dei neuroni. Questo permette di creare collegamenti artificiali e vere e proprie «scorciatoie» per il passaggio del segnale nervoso. L'idea potrebbe essere sfruttata per creare ponti neurali che aggirino traumi o lesioni e interfacce cervello-computer per neuroprotesi.

La foresta di neuroni che compone il nostro sistema nervoso è organizzata in modo tale che ciascun neurone, attraverso ramificazioni cellulari molto intricate, prenda contatti con neuroni limitrofi. Questo permette di instaurare una comunicazione anche fra zone nervose distanti tra loro: in caso di lesioni, per esempio a seguito di un ictus o di un trauma, il viaggio del messaggio neurale può trovare il percorso interrotto e fermarsi.

I nanotubi di carbonio potrebbero essere usati per aggirare l'ostacolo creando una via alternativa, come avviene oggi per i by-bass cardiaci. Potrebbero accorciare i collegamenti e quindi accelerare il viaggio dell'impulso elettrico, potenziandone l'effetto.

Anche le interfacce macchina-cervello cui oggi sono rivolti gli occhi di tanti che, vittime di lesioni, non possono più comandare i muscoli, potrebbero essere costruite utilizzando i nanotubi sull'ultimo tratto di collegamento al cervello, piuttosto che i classici elettrodi in metallo usati oggi. 

'I risultati riportati nel nostro lavoro - spiegano gli autori nell'articolo - indicano che i nanotubi potrebbero influenzare l'elaborazione neurale dell'informazione'; aumentando le conoscenze sul funzionamento delle reti ibride neuroni-nanotubi, si potrebbero aprire le porte allo sviluppo di materiali 'intelligenti' per la riorganizzazione di sinapsi all' interno di una rete neurale.

Se ci si vuole spingere oltre, al limite della fantascienza, si può dire che forse sono state gettate le prime basi per un futuro in cui si potranno creare cervelli «superveloci» che scambiano informazioni tra aree neurali con prestazioni elevatissime grazie all'integrazione con componenti artificiali.

[Corriere.it]

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2 commenti
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28 Dic 2008
alle 15:20

Luigi

vedete che quando si spendono bene i soldi la ricerca italiana va molto bene? ehehehe il problema non è la quantità ma come vengono spesi, e questa italianissima ricerca s'ha da fare... un in bocca a lupo a tutti i ricercatori italiani!

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24 Dic 2008
alle 00:05

ombelix

Ho letto l'articolo su Repubblica , e chissà magari in un Futuro Prossimo questa tecnologia verra usata ,sene stanno già sperimentando altre per potenziare il Cervello come l'Ampachina di cui ho già detto ma non e cosi semplice il Cervello e una Macchina molto complicata ,e se ne sappiamo molto di più rispetto a 10/15 anni fa ancora  sappiamo veramente poco del suo funzionamento.

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