Il nanomotore molecolare che trasforma la luce direttamente in movimento
Pubblicato da Gianluca Riccio alle 18:00 in Nanotech

La maggior parte dei motori 'solari' richiede una fase intermedia nella quale la luce è convertita in calore o elettricità, in genere da una cella fotovoltaica, prima di essere utilizzata per alimentarli.
Oggi un team dell'Università della Florida ha sviluppato un incredibile 'nanomotore molecolare' che bypassa questa fase e trasforma la luce direttamente in movimento (anche se questo avviene per ora solo su scala molto piccola).
Come è fatto il nanomotore? Per realizzare questo dispositivo, i ricercatori hanno combinato una molecola di DNA con azobenzene, un composto chimico che reagisce alla luce: una luce forte produce una risposta maggiore di una luce debole.
Stupiscono le dimensioni e la 'struttura' di questo motore, costituito da una singola molecola di DNA: questo gli conferisce una semplicità estrema, che rende facile il suo sviluppo in diverse aree, dall'industria alla medicina.
Potrebbe 'alimentare' dei nanocomponenti in grado di riparare singole cellule, o di combattere virus e batteri direttamente all'interno del corpo: facile da assemblare ed efficientissimo.
Grandi prestazioni, piccole dimensioni - Il nanomotore molecolare è esplosivamente piccolo: misura solo 2 nanometri (milionesimi di millimetro) e si 'apre' nel movimento fino a 12 nanometri: la forza esercitata è ovviamente proporzionale alla grandezza del motore.
E per applicazioni più 'in grande'? Se volessimo alimentare un'automobile con questo genere di dispositivo, occorrerebbero miliardi di nanomotori che lavorano in 'rete': la prossima sfida sarà quella di 'raccogliere' e organizzare questa forza in scala molecolare in una forza 'compatta' che faccia lavori più grandi.
La University of Florida sta per pubblicare queste scoperte nella edizione online di Nano Letters.












1. Federico Granzotto, Venerdì 12 Giugno 2009 ore 14:04
Questa tecnologia apre le porte ad un ulteriore sviluppo nanotecnologico. infatti da quello che ho letto il problema dei nanobots è principalmente l'alimentazione. Molto interessante anche per le applicazioni macroscopiche in congiunzione con delle nanodinamo. Forse grazie a questa scoperta si potrà finalmente ottenere un rendimento tale dai pannelli solari che possa giustificare il loro costo.
2. Luigi, Sabato 13 Giugno 2009 ore 08:57
dna? ma quanto sarebbe giusto alimentare il motore di un automobile con materia biologica? posso capire per riparare i nostri tessuti, ma ci sono notevoli implicazioni etiche sull'utilizzo di questa tecnologia fuori dai nostri corpi ehehe