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Il nanomotore molecolare che trasforma la luce direttamente in movimento

Gianluca Riccio avatar Giovedì 11 Giugno 2009, 18:00 in Nanotech di Gianluca Riccio

La maggior parte dei motori 'solari' richiede una fase intermedia nella quale la luce è convertita in calore o elettricità, in genere da una cella fotovoltaica, prima di essere utilizzata per alimentarli.

Oggi un team dell'Università della Florida ha sviluppato un incredibile 'nanomotore molecolare' che bypassa questa fase e trasforma la luce direttamente in movimento (anche se questo avviene per ora solo su scala molto piccola).

Come è fatto il nanomotore? Per realizzare questo dispositivo, i ricercatori hanno combinato una molecola di DNA con azobenzene, un composto chimico che reagisce alla luce: una luce forte produce una risposta maggiore di una luce debole.

Stupiscono le dimensioni e la 'struttura' di questo motore, costituito da una singola molecola di DNA: questo gli conferisce una semplicità estrema, che rende facile il suo sviluppo in diverse aree, dall'industria alla medicina.

Potrebbe 'alimentare' dei nanocomponenti in grado di riparare singole cellule, o di combattere virus e batteri direttamente all'interno del corpo: facile da assemblare ed efficientissimo.

Grandi prestazioni, piccole dimensioni - Il nanomotore molecolare è esplosivamente piccolo: misura solo 2 nanometri (milionesimi di millimetro) e si 'apre' nel movimento fino a 12 nanometri: la forza esercitata è ovviamente proporzionale alla grandezza del motore.

E per applicazioni più 'in grande'? Se volessimo alimentare un'automobile con questo genere di dispositivo, occorrerebbero miliardi di nanomotori che lavorano in 'rete': la prossima sfida sarà quella di 'raccogliere' e organizzare questa forza in scala molecolare in una forza 'compatta' che faccia lavori più grandi.

 

La University of Florida sta per pubblicare queste scoperte nella edizione online di  Nano Letters.

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2 commenti
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13 Giu 2009
alle 08:57

Luigi

dna? ma quanto sarebbe giusto alimentare il motore di un automobile con materia biologica? posso capire per riparare i nostri tessuti, ma ci sono notevoli implicazioni etiche sull'utilizzo di questa tecnologia fuori dai nostri corpi ehehe

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12 Giu 2009
alle 14:04

Federico Granzotto

Questa tecnologia apre le porte ad un ulteriore sviluppo nanotecnologico. infatti da quello che ho letto il problema dei nanobots è principalmente l'alimentazione. Molto interessante anche per le applicazioni macroscopiche in congiunzione con delle nanodinamo. Forse grazie a questa scoperta si potrà finalmente ottenere un rendimento tale dai pannelli solari che possa giustificare il loro costo.

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