Il blog sul mondo che verrà

Siamo sempre stati i primi a magnificare le sorti e le invenzioni che hanno reso Dubai da un pallino di sabbia nel deserto a metropoli (un'epopea moderna che molto ha in comune con la realizzazione quasi dal nulla di città come Las Vegas, ma non è detto che abbia lo stesso lieto fine).
Con tutte le molle del caso, ma con grande meraviglia, vi abbiamo parlato di piste da sci in arabia, di altissimi grattacieli e di opere ingegneristiche che sfidano la fisica (e il comune senso del pudore): ci siamo interrogati anche su una certa modifica assurda del paesaggio quando nel mare antistante la città è sorta una gigantesca isola artificiale a forma di Palma, e sospettato che fosse solo l'inizio.
Era così: nel 2003 la costa di Dubai ha conosciuto un puro esempio di 'terraforming' (mi si passi il termine) con il Dubai Globe: la Nakheel Properties s'è messa a giocare con paletta, secchiello e 11 miliardi di metri cubi di sabbia (aggiungo 47 milioni di tonnellate di roccia).

E' nato un arcipelago artificiale a forma di 'mappamondo': 300 isole, ciascuna rappresentativa di una zona del mondo o di uno stato, destinate agli uomini più ricchi della terra. Un sogno kitsch, da nababbi, che altrove ha trovato grande fortuna (torno a citare Las Vegas e gli orrendi alberghi a tema Venezia o Parigi).
Un anno fa (anzi, pochi mesi fa, nel 2009), i lavori sono stati interrotti, e tutto lascia pensare che il progetto non verrà mai più completato a causa della tremenda recessione economica e dell'esplosione di una inevitabile bolla speculativa edilizia nell'area della città.
La conclusione ovvia è che l'isola 'scivolerà' lentamente sott'acqua, e la natura si riprenderà il maltolto.
@Mik - Se ci fossimo trovati io e te su un cammello 30 anni fa da quelle parti, e ci avessero detto che ci avremmo trovato dei grattacieli di lì a poco, tu ci avresti creduto?
Poi è chiaro: certe scelte nascono già morte, ma il futuro non è scritto! Se Dubai può diventare la palestra per sperimentare soluzioni urbanistiche d'eccellenza, ci trovo poco da obiettare.
Se deve essere il terreno della pacchianeria sprecona (non a caso l'esempio che ho fatto nel post è stato Las Vegas) allora che se la rimangi la sabbia del deserto! :)
@gianluca, allora avrò frainteso il senso dell'articolo.
Non chiedo nessuna mea culpa, ci mancherebbe, ne tantomeno di fare la morale, e quale sarebbe? Il "bacchettare" scelte non ecosostenibili? Per me non hanno futuro, tutto qui.
Semplicemente Dubai lo inquadrerei meglio in un blog del tipo "i Borboni son tornati" piuttosto che in uno dedicato al futuro prossimo, è solo una mia opinione.
@Mik - Mi trovi la parte dell'articolo in cui c'è scritto che sono state fatte critiche a Dubai? :)
Se poi vuoi che si reciti il 'mea culpa', chiedilo! Ma non mi pare che nessuno qui abbia fatto chissà quale retrofront: noi perlopiù osserviamo meravigliati, non facciamo moltissime morali, purtroppo e un pò anche per fortuna.
Io non me le ricordo queste critiche a Dubai, e non le trovo nemmeno spulciando indietro, anzi trovo elogi, ad una città che era ed è la meno eco-sostenibile del pianeta, e per eco intendo sia ECOlogicamente che ECOnomicamente.
Mi disgusta persino Sharm El Sheik, per quanto è fasulla, figuriamoci Dubai.
Less is more, questo è il futuro!
alle 18:27
Luigi
ehh ehh ehh... caro gianluca, quando da queste pagine esaltavi la potenza degli emiri, le città futuristiche e quant'altro forse ti sbagliavi ehehe, evidentemente li hai esaltati troppo presto e ora stanno nella... schifezza :D